Eppure oggi, per molti sport acquatici, è esattamente così.
Surf, SUP, canoa: discipline olimpiche che non possono essere praticate liberamente proprio negli spazi più adatti, il mare e la costa.
Non solo.
Le associazioni sportive che operano sull’acqua non hanno accesso reale agli spazi: o diventano imprese balneari, oppure devono chiedere “ospitalità” e pagare altri concessionari.
Questo significa una sola cosa: meno opportunità per i giovani, meno accesso allo sport, meno crescita.
Come può una ASD o una start-up sportiva programmare il futuro senza certezze? Senza spazi? Senza regole eque?
Qui non è solo una questione di sport. È una questione di diritti.
Noi stiamo lavorando per cambiare questo sistema:
nel Piano di Utilizzazione degli Arenili e chiedendo norme chiare e giuste all'attuale amministrazioni e al Governo.
Perché non esistono sport di serie A e sport di serie B.
E i diritti non si mettono a bando.
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