Chi tace acconsente?
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lunedì 3 marzo 2025
Trump bullizza Zelensky e Meloni rimane in silenzio
Mentre nello Studio Ovale volano parole pesanti contro l’Ucraina, Giorgia Meloni resta in silenzio. Sempre pronta a schierarsi con i potenti di turno, ma quando si tratta di difendere chi lotta per la libertà... sparisce!
mercoledì 23 marzo 2022
Con la guerra o con la pace? Domani per Roma Capitale sarà la prova del nove.
Ieri ho presentato una mozione importante, chiedendo che l’Assemblea Capitolina si esprimesse contro l’aumento dei fondi destinati all’acquisto di armi. Il Pd ha rimandato la discussione a domani, giovedì.
oglio essere chiaro: il mio sostegno al popolo ucraino è fortissimo e immutato; qui però si tratta di spendere 50 miliardi di euro in cinque anni in forniture belliche, anziché nella costruzione di scuole e ospedali!
Dietro la mia proposta c’erano infatti le parole di Papa Francesco, che ha condannato le nuove spese militari. Parole con cui anche Gualtieri dovrebbe essere d’accordo, visto che all’incontro di fine anno con il Pontefice aveva detto di condividere il suo ‘approccio più vicino alle persone, all'ambiente e alla solidarietà’.
Dalla maggioranza infatti ci sono già voci favorevoli, come Europa Verde Ecologista. Fernando Bonessio, che la rappresenta, ha firmato il mio documento dimostrando coerenza con la linea finora sostenuta. Staremo a vedere domani cosa uscirà fuori dal cappello della sinistra, che è sempre pronta a sventolare la bandiera arcobaleno.
L’augurio è che non cedano alla tentazione di clamorose retromarce e dimostrino, una volta per tutte, di stare dalla parte della pace.
domenica 20 marzo 2022
Non si può rispondere alla guerra con scelte di guerra
Una scelta che non mi piace perché gli unici investimenti che ritengo necessari sono quelli che mettono al centro le persone e i loro diritti, la lotta a disuguaglianze e povertà, e gli interventi necessari per la giustizia sociale e ambientale non di certo l’aumento delle spese militari che in questi giorni molti stanno sostenendo. E’ disarmante assistere ad una continuità preoccupante con le scelte del passato in cui nonostante le crisi economiche si è tagliato tutto: scuola, welfare, sistema sanitario, formazione. Oggi non si può rispondere alla guerra con scelte di guerra, ma con la forza delle sanzioni economiche e con investimenti politici per la riaffermazione del dialogo come chiave della risoluzione delle tensioni internazionali.
Idee e soluzioni, come l’interessante proposta di Alessandro Orsini (Fatto Quotidiano) di vincolare l'entità delle sanzioni da comminare a Putin al numero di bambini uccisi piuttosto che all'andamento complessivo della guerra russa. Un approccio già utilizzato dall'Onu in occasione della campagna militare nello Yemen (2015), durante la quale i piloti sauditi sganciavano bombe all'impazzata colpendo un gran numero di obiettivi civili. In questo modo, l'Onu riuscì a disincentivare il lancio degli ordigni e, di conseguenza, a ridurre i decessi tra i bambini yemeniti. Salvare i bambini ucraini e, più in generale, i civili, è un obiettivo prioritario a cui nessuno può e deve sottrarsi, non lo è di certo il pensiero di fornire all'Ucraina armi sempre più letali o l’aumento di 12 miliardi per spese militari.
Non armi per la Guerra ma idee per la Pace.
Questo deve fare chi si ritrova nel bel mezzo di una crisi sociale (oltre che economica) per la pandemia, e che deve affrontare uno dei periodi più bui in termini di disuguaglianze sociali e che non sa come aiutare le famiglie per affrontare la crisi energetica. E poi come faceva notare qualcuno negli ultimi mesi se i governi rinunciassero alle spese militari per sole 26 ore, avremmo 5,5 miliardi di dollari a disposizione per salvare 34 milioni di persone dalla fame nei prossimi mesi in Paesi piegati da guerra, pandemia e cambiamenti climatici.
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