giovedì 16 aprile 2026

Così fanno in tutto il mondo

Le spiagge non ci sono più e, da troppo tempo, sembrano latitare anche i cervelli chiamati a difenderle. 

Le metodologie finora sperimentate sul litorale di Roma per combattere l’erosione sono state uno spreco enorme di risorse pubbliche e hanno mostrato nel tempo tutti i loro limiti. Barriere frangiflutti e scogliere soffolte non hanno mai risolto davvero il problema, non hanno un valore turistico e, in più, impediscono la pratica degli sport acquatici. 

Non solo incidono sulla dinamica dei sedimenti, contribuendo spesso a trasferire il fenomeno erosivo da un tratto di costa all’altro, come più volte segnalato anche da alcuni balneari di Ostia, ma producono anche impatti evidenti sul paesaggio e sulla fruizione del mare, creando vere e proprie barriere. 

Il mare di Roma è invece una risorsa straordinaria, ancora troppo poco valorizzata. I reef artificiali, accompagnati da uno studio serio e approfondito, possono trasformare il litorale romano in un punto di riferimento nazionale e internazionale per gli sport acquatici, il turismo e la cultura del mare, nel pieno rispetto dell’ambiente e con nuove opportunità per il territorio e per i giovani. 

Non solo sport acquatici, ma anche immersioni, rigenerazione della fauna marina e valorizzazione dell’ecosistema costiero. 

Anche in Italia sono già state sperimentate modalità di difesa che non si limitano a pennelli e scogliere. È il caso di Ventimiglia, dove è stata realizzata una secca artificiale sommersa finalizzata a dissipare il moto ondoso, governare la dinamica dei sedimenti e creare onde utili allo sport. Un altro progetto pilota è previsto a Genova con opere di stabilizzazione della spiaggia. 

Questa è la nostra proposta e su questo stiamo lavorando!

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