Ragazzi e ragazze puliti, autentici, probabilmente gli ambientalisti più concreti che esistano. Quelli veri. Invece di urlare slogan, portano proposte. E riescono a racchiuderle dentro una festa. Questa festa.
Chiedono semplicemente il diritto di poter fare sport. Un diritto che oggi troppo spesso viene ostacolato dalla mancanza di norme nazionali chiare e da un sistema mare che, negli anni, è stato tutto fuorché inclusivo. Un sistema che poco ha fatto per il loro futuro, per la loro crescita, per creare spazi dove sport, educazione e comunità possano convivere.
Ci sono scuole di sport olimpici, famiglie, mamme, padri e figli che meritano di essere ascoltati. E da parte mia avranno sempre sostegno. Sono convinto che anche l’amministrazione saprà raccogliere questo messaggio.
Come gli antichi guardavano a Nettuno con rispetto e timore, oggi questi ragazzi ci ricordano che il mare non è una proprietà da sfruttare, ma un bene da vivere e un diritto da difendere. Tra onde, surf e libertà, sta crescendo una generazione che non resta a guardare.
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